Tribunale di Genova 23 ottobre 2019
"- Per un efficace descrizione dei potentati locali in Bangladesh, della morsa del debito preesistente o strettamente connesso ai motivi che spingono i richiedenti a partire) e dei motivi che rendono ben difficile un rientro in Patria senza aver sollevato la propria posizione, si rinvia in oltre al saggio Processi culturali e spazi giuridici. Dal Bangladesh all'Italia: migrazioni e protezione umanitaria e reinterpretazione del divieto di patto commissorio di Mario Ricca e Tommaso Sbriccoli; quanto descritto nel saggio è fortemente sovrapponibile a quanto narrato dal richiedente.
b) E' in questo contesto che deve essere inquadrata, sotto il profilo soggettivo, la storia personale del richiedente, costretto ad emigrare da condizioni di vita non dignitose, nell'impossibilità, in quel contesto sociale, si sollevare la propria posizione e stretto di conseguenza nella morsa del debito, tale da porre il richiedente in una situazione di grave difficoltà - pur non tale da integrare la nozione di danno grave di cui all'art. 14 cit. - in caso di eventuale rientro in Bangladesh senza aver completato il pagamento.
c) Deve infine considerarsi, sempre sotto il profilo soggettivo, il buon percorso di integrazione del richiedente nel nostro Paese, il quale - pur nella difficoltà di trovare un lavoro in regola - ha infine ottenuto l'assunzione prima nel settore delle manutenzioni lavali, poi presso un connazionale in un negozio di alimentari (cfr. contratti e buste paga in atti).
Un percorso che verrebbe vanificato in caso di rientro forzato in Bangladesh. In tale situazione, se il richiedente tornasse nel suo Paese . viste le condizioni di partenza sopra menzionate, incontrerebbe non solo le difficoltà tipiche di un un nuovo radicamento territoriale ma si troverebbe in una situazione di specifica ed estrema vulnerabilità, idonea a pregiudicare la sua possibilità di esercitare i diritti fondamentali, legati anche solo alle scelte di vita quotidiana."
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