Caso Sharifi c. Italia e Grecia - condannata l'Italia per i respingimenti verso un Paese "non sicuro"

Il 21 ottobre 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo, nel caso denominato Sharifi e altri contro Italia e Grecia, ha condannato l'Italia per aver respinto indiscriminatamente un gruppo di richiedenti asilo verso un Paese “non sicuro”.

L'Italia, respingendo senza previo esame individuale né possibilità di ricorso un certo numero di cittadini stranieri verso la Grecia – Stato membro di primo ingresso nell'UE, ripetutamente condannato per le insufficienze del suo sistema di asilo (vedi da ultimo la sentenza H.H. c. Grecia del 9 ottobre 2014) – ha violato tre disposizioni della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (CEDU):
l'art. 4, protocollo 4 (divieto di espulsioni collettive di stranieri);
l'art. 3 (divieto di trattamenti inumani o degradanti);
l'art. 13 (diritto ad un ricorso effettivo), in combinato disposto con l'art. 3 CEDU e l'art. 4, protocollo 4.

Da parte sua, la Grecia, non garantendo ai cittadini di Paesi terzi, respinti dall'Italia, di accedere alla procedura nazionale di asilo né, per l'effetto, di non essere ulteriormente respinti verso Paesi di origine o di transito, a loro volta non sicuri, è stata condannata per aver violato l'art. 13 CEDU in combinato disposto con l'art. 3 CEDU.

Queste conclusioni sono state adottate all'unanimità dai giudici della seconda sezione. 

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