- Alessandra Ballerini
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Cecità
Sono tornata nella mia stanza di ragazza per cercare quel libro che mi aveva lasciata turbata e pensierosa tanti lustri fa. Uno di quei libri che ti ricordi nitidamente: rammenti i colori della copertina, dov’eri quando lo leggevi e le sensazioni che sedimentavano nell’anima sfogliandolo.
In quel libro c’era già tutto: la paura del contagio, il fastidio per il diverso, la spietatezza, le restrizioni, l'anonimato dei protagonisti individuabili solo per il loro ruolo (il medico, la moglie ecc), la bestialità dell’uomo e la banalità del male, ma anche la speranza di una resistente e salvifica solidarietà.