- Alessandra Ballerini
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Sanatoria, la cura
Quasi tutti gli stranieri oggi regolarmente soggiornanti hanno dovuto attraversare una drammatica fase di irregolarità a causa della stoltezza delle nostre leggi.
Ne parlavo in questi giorni con amici visionari come me.
Straziati da racconti sentiti troppe volte, non ci diamo pace: “Sì muore come boccheggiando cercando un fiato d’aria, strappando alla vita ancora un respiro. Si muore annaspando in drammatica solitudine seppure qualcuno tenti, talvolta, un estremo soccorso. Sì muore lontani dagli affetti e senza neppure il conforto di una ricomposizione postuma o di una personale benedizione. Senza nessuno che ricordi le tappe e i valori di tutta quella vita che ha preceduto la morte.
Se molti hanno imparato a dare un senso e una direzione, seppure lenta e incerta, a queste giornate sospese, per altri le strategie di sopravvivenza diventano sempre più ardue. I senza dimora, gli irregolari, i sans papier, i profughi rifiutati dalle commissioni o respinti in mare da decreti ministeriali, i diseredati della terra, in queste settimane e in quelle a venire rischiano di essere annientati.
Abbiamo paura
Paura ovviamente di ammalarci, di essere fatalmente investiti da una di quelle pericolosissime microparticelle di saliva che tutti sembrano ormai spruzzare contro di noi.
Abbiamo paura della vicinanza che rende il contagio possibile.
In questi giorni lenti e paurosi in cui restare a casa è diventato un dovere (tanto che si può essere sanzionati se sorpresi a girare per strada senza valida ed autocertificata motivazione), per alcuni e per molte continua a non essere un diritto. Ci sono troppe donne per le quali l’essere “costrette“ a stare a casa può voler dire sopportare, senza via di fuga, violenze di ogni sorta da parte del coniuge o del compagno maltrattante che in quella stessa casa convive. E così quelle mura, che dovrebbero proteggerle dal virus, le isolano e condannano a botte e umiliazioni.